Domenica

Sveglia, sole, Uva, parole, caffè, acqua, gesti, piedi, calze, spigoli, luci, pulsante, fuoco, risate, mani, capelli, finestre, aria, prato, luce, stoffa, terra, cani, alberi, sigarette, fame, chiavi, giostre, auto, strade, collare, fontanella, mio padre, mia madre, piazza, chiesa, prato, panchina, cani, saluti, compere, sigarette, acqua, pietre,  casa. 

E i giorni si confusero

E i giorni si confusero, martedì divenne sabato
una settimana durò un battito
E ai nemici si spuntarono le spine
cadde pioggia e poi neve e poi il sole
ma io incurante, con la mia armatura
di cotone
ti aspettavo sotto al lampione
dentro la primavera
E i sorrisi si riprodussero
come animali selvatici nel bosco
le mie mani scesero in fondo
alla vallata della tua schiena
La febbre di Uva
Le mie parole sul libro
E i peccati si aggiunsero
agli altri peccati che commettemmo
Potevamo soltanto vedere sfilare
gli invidiosi, i denti digrignati,
dai finestrini
Eravamo sul razzo che tenta l’orbita
eravamo sul terrazzo del mondo
nelle nostre tasche biglietti d’auguri
bottoni, pochi soldi
facevamo la lista della spesa dei sogni
restavamo abbracciati
Ricordi? (ora che dormi)
è soltanto ieri, ci aspetta a braccia tese
domani

Cosa significa divorare i libri

Uva è una grande appassionata di libri. Ha letteralmente divorato la biografia di Edgar Allan Poe scritta da Cortazar. Ci ha messo circa due minuti.

Ha iniziato dalla copertina, addentata con morsi regolari e profondi, giustamente poi è passata alla quarta, sulla quale si è soffermata un po’ più a lungo, e poi è arrivata alle pagine vere e proprie: una mangiata coi fiocchi. Ha particolarmente gradito il capitolo 3. Una scorpacciata di cultura. Aveva ancora parole tra i denti quando l’ho scoperta. 

Uva

La percezione del tempo che mi mangia
dalla mano
l’inganno di un sogno, il richiamo
astuto che fa il vento
La primavera ancora da venire
le premure con cui circondare
chi ti offre da bere
Tornare e riportare sottili fili
d’erba di memoria
nella casa che ha il tuo odore
L’uva è ancora acerba
tra le coperte su cui si adagia
e piange, agitando una zampa,
sognando sua mamma