Odore di un’altra neve

Freddo come a Salisburgo. L’odore diverso però: di neve, di fumo, di cuoio, di caffè, di sudore, di merda di cavallo. Puntavano dritto al Regio, per il padre tutto era invisibile. Il ragazzo invece rallentava a guardare. Era bella quella città. Le montagne. Il fiume che tagliava il centro. Le colline sinuose. 
Compiva quindici anni quel giorno. Dopo l’esibizione avrebbe incontrato i Reali e la Corte. 
“Dobbiamo fare bella figura” diceva suo padre. Ma lui ora era preso dalla piazza del Duomo, da via Dora Grossa piena di botteghe, da stracci di parole che sembravano francese, dal suono di campanelle oltre i portoni di San Lorenzo. Ecco Palazzo Reale. “Padre, il violino…” disse fermandosi. Il padre si voltò, le due rughe intorno alle labbra marcate (anche lui, e sua sorella, avrebbero preso quella fisionomia seria?). 
“Che cosa!? Torna subito a prenderlo!” Corse, le scarpe di vernice nera che schizzavano neve sulle ghette; le facce bonarie, cocchieri in attesa, donne con ceste colme, suoni, profumi, tutto scorreva mentre volava alla Dogana Nuova, dietro le porte romane. 
Salì le scale, aprì la porta e la vide. La figlia del locandiere, qualche anno più grande, piena, la cuffia che tratteneva i capelli e delimitava l’ovale bianco del viso, era china sul suo letto. Bellissima. Trasalì sollevandosi. 
“Scusate il disturbo, sono…” disse lui, in un italiano traballante, prendendo il violino. 
“Lo so chi siete…” rispose lei tirando la gonna. Aveva mani rosa, nervose. Occhi profondi. “Io sono Fioralba”. E, come tutti in città, sorrise. 
Il ragazzo uscì intontito. Non sapeva perché. Quello che successe poi fu confuso. Seppe che conobbe re Carlo Emanuele III di Savoia, al quale il padre chiese un incarico per il figlio, e poi conti, duchi, baronesse, musicisti. Ma nei battiti in ¾ del suo cuore ci fu solo Fioralba.
“Padre, non suonerò in questa città, vero?” 
“No, il Re non vuole, questioni di corte…”. 
Wolfang Amadeus Mozart lasciò Torino pochi giorni dopo, il 31 gennaio 1771 con una strana nostalgia mescolata a una voglia impellente di creare bellezza.

Albergo Dogana vecchia, via Corte D’Appello 4, Torino

Mozart ha realmente soggiornato nell’albergo che oggi è chiamato Dogana Vecchia. La camera è la più elegante dell’hotel. Il 27 gennaio 1771 Wolfgang compì il suo quindicesimo compleanno a Torino, probabilmente festeggiando alla locanda dove alloggiava.

Il libro.

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