Non diteci che è solo un gioco

Una volta ho giocato a 11 con la mia squadra contro una squadra di ragazze: chiesi di giocare dietro, in marcatura; una volta, al vecchio Delle Alpi, durante un Juventus-Ancona 5-1, io e il mio amico Bixio abbiamo visto un tipo strano che, la mano dentro i pantaloni, si masturbava ad ogni azione; una volta ho parlato con Zidane: era molto timido; una volta ho parlato con Davids: non era timido; una volta ho vinto il titolo di capocannoniere in un torneo e ho ricevuto un trofeo a forma di pallone d’oro: fu una delle più grandi giornate della mia vita, avevo 16 anni; al terzo gol di Nedved in semifinale di Champions contro il Real ho pianto in ginocchio; una volta uno mi è entrato dritto sul ginocchio in area e non mi han fischiato manco il rigore; una volta, campo del Pozzomaina, il mio cane Dylan ha fatto invasione di campo per venire a salutarmi; solo una volta ho giocato col 10 sulle spalle: ho preso una gomitata in faccia a gioco fermo, mai più indossato; l’unica rovesciata che ho fatto in vita mia me l’ha salvata sulla linea un terzino; l’unica ammonizione che ho preso in vita mia è stata per eccesso di esultanza (avevo tolto la maglia in un derby sentitissimo contro il Borgata Lesna); quando feci il mio primo gol in assoluto, torneo estivo a Venaria, mio padre a fine partita comprò il gelato a tutta la squadra anche se avevamo perso 3-1; ricordo di aver fatto follie per acquistare O’Neil al fantacalcio: non sono granché a fantacalcio; una volta ho giocato al totonero; ho imparato a giocare a calcio tirando la palla contro il muro della cantine: dovetti smettere quando la vecchie pugliese che abitava sopra mi minacciò di morte, per fortuna avevo già imparato i fondamentali; una volta alla Vallette in oratorio davano le partite di Tele+ a pagamento e la gente bestemmiava; arrivando in centro, dopo la finale di Roma, vidi un ragazzo arrampicato sopra un semaforo che esultava al cielo; quella finale la vidi con mio padre a casa di amici granata; durante Italia ’90 rimasi folgorato dai tifosi brasiliani a Torino, avremmo voluto, io e mio fratello, la loro maglia ma mio padre non ce la comprò; ho giocato in porta solo una volta: ho preso solamente un gol; sono mancino ma probabilmente il gol più bello che ho fatto l’ho fatto di destro; non so quanti pomeriggi ho passato a giocare con mio fratello e gli amici a Manager con l’Amiga; una volta ci presentammo al campo in 9: raccattai due disgraziati per strada e facendoli passare per compagni assenti: vincemmo e uno segnò pure; la sera prima delle partite stavamo sempre da Tony, il nostro allenatore, che faceva la formazione e ci spiegava le tattiche sul tavolo da biliardo, tra le palle e i bicchieri di Glen Grant che si beveva… più passa il tempo e più non ricordo tante cose fondamentali della mia vita: ma quelle legate al calcio le ho tutte.

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