Arte di/in classe

In classe abbiamo diversi artisti, ognuno col suo stile e un tratto grafico specifico. Questo a seconda della corrente artistica che si intende seguire. Tutti, ci tengo a ribadirlo, d’avanguardia. 
Io, fortunatamente, sono stato scelto come modello privilegiato. Nei secoli a venire si parlerà della mia immagine in queste opere, verrò studiato, analizzato, comparato, su di me si faranno indagini e si scriveranno saggi, proprio come successe per le modelle di Manet o i ragazzi di Caravaggio. 
Volendo agevolare il lavoro dei critici del futuro, ed essendo oltre che modello anche testimone della teorizzazione dell’arte di ognuno dei miei artisti, fornisco qui alcune brevi note riguardo le opere in oggetto.

OPERA NUMERO 1 “LA LAVAGNA”

Ci troviamo di fronte ad uno splendido esempio di arte neoscolastica, che recupera e valorizza gli stilemi dell’idea archetipica della Scola antica modernizzandoli attraverso l’uso di simbologie e sincretismo grafico.  
Notare la plasticità della mia figura mentre spiego la imprescindibile differenza sillabica delle parole NODO e DONO (altamente simboliche). 
I tacchi delle scarpe danno l’impressione di un’autorità che si eleva ma in maniera discreta. Sono infatti un tacco 3. 
Il numero 21 è di significato oscuro, sicuramente è un’auto citazione della lezione di matematica precedente. 
La mano dell’allievo seduto al banco si avvicina come quella dell’uomo nella cappella Sistina: tende verso il sapere. 
L’artista, V., che si è autorappresentata sulla destra, invece cerca di uscire dall’aula: chiaro riferimento alla concezione di arte come ricerca nel mondo di fuori, esterno alle regole e alle convezioni, o forse è solo suonato l’intervallo. 
Lascia nell’aula il suo zaino e il materiale: cercherà nel mondo della realtà gli strumenti per penetrare il mistero della vita.
Dettaglio: in mano ho un oggetto. Sembrerebbe un cancellino: qui la critica si fa feroce, e mira a mettere in luce i limiti della nostra conoscenza, destinati a svanire come polvere di gesso. 
L’opera, foglio a4 a quadretti forato, è stata quotata 23 milioni di euro.

OPERA NUMERO 2 “IL FACCIONE”

Qua siamo in un territorio diverso dall’opera numero 1. Le convenzioni saltano, vengono smantellate, per una ricerca del vero quasi parossistica. La mia faccia, ingrandita e dettagliata, ricca di verosimiglianza e dettagli precisi, sorride quasi di scherno. L’artista è implacabile nella sua rappresentazione: non nasconde niente, non abbellisce niente: quei pochi capelli c’ho e quelli disegna. Anche le orecchie, ammetto, sono proprio così. 
Però, e qui sta la genialità, di fronte a cotanto realismo, lo spirito creativo inserisce elementi di rottura del reale, pregni di significato direi metafisico: un paio d’occhi, il numero 10, dei cuori, un triangolo rovesciato, uno strano essere sulla sinistra che sembra un pesce senza testa ma con due code, un volto innamorato, due scatole antropomorfe che sicuramente rimandano all’idea di conoscenza come custodia di segreti, scrigni pronti a schiudersi e a rivelare tutto quello che c’è da rilevare sulle doppie consonanti o sulla sillaba DE. Oscuro il salame sulla destra: potrebbe essere un elemento del Triavialismo, o il tentativo di verificare se la penna fosse scarica o meno.
L’opera è realizzata su foglio bianco da fotocopia stropicciato. 
Ingegnosa e, direi, commovente, la didascalia che indirizza la comprensione dell’opera.


OPERA NUMERO 3 “MINION”

La pop art nel XXI secolo. La cultura popolare, commerciale, consumistica messa alla berlina. Ci troviamo di fronte ad una fusione ribelle, satirica, però illuminante, dell’autorità che cerca di mantenere una serietà e un decoro mentre lavora (il maestro) e la sua reale manifestazione agli occhi dell’artista (un minion). Dissacrante, sacrilega, ironica, la figura ne esce ridimensionata, l’istituzione stessa viene ripensata e portata sotto i riflettori della mediaticità in un modo mai osato prima. 
A rinforzare ulteriormente la critica ideologica e politica, vi sono le due facce che ridono, facendosi beffe del potere costituito e l’esasperazione tricologia della mia testa: “avere quattro capelli in testa” inteso alla lettera. 
La mediazione tra istituzione e anarchia però c’è, è adombrata nei due cuori, simbolo di pacatezza d’animo e affetto. 
Da “mettete dei fiori nei vostri cannoni” a “trasformate in minion i vostri maestri”, si compie il passaggio dal Novecento tribolato e martoriato da conflitti agli anni 2000, smarriti e confusi ma ricchi di possibilità e di voglia di riscatto. 
L’opera, sporca di merenda, è attualmente in tour nei più prestigiosi musei d’Europa.

Concludiamo per oggi la nostra carrellata di opere d’arte contemporanea, con un documento che NON è opera d’arte, ma crediamo meriti comunque di rientrare a pieno titolo in questa disamina. 
Il soggetto in questione mi ha fornito un contratto di assicurazione, forse a fronte del prevedibile dileggio a cui andrò incontro a causa di queste opere. Contratto che ho prontamente firmato, anche perché, faccio notare, le apposite caselle di sottoscrizione non permettevano altra scelta.



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