Non da questa genesi

Non da questa genesi, di lamiera e neon
di vapore e proclami
nascerà l’uomo e il rinnovato creato
non da questa vita, di stupore assente
di fermate d’autobus abbandonate,
di passi affrettati
sarà lampo e disegno, lento riproporsi dei fiori
tra le spaccature del cemento
l’aria immobile, il sole a picco
tra un abbraccio e un giuramento

Non da questa morte, non dallo svanire
si eredita il senso, disteso sul letto d’ospedale
aggredito dai sorrisi implacabili, sospettoso
e incurvato sulla buccia di gioia
rubata agli altri
l’uomo che penso di essere valica
le linee delle mani, attento
a riconoscere lo sguardo, l’intesa
e non pensa ai soldi, non teme i sogni

Non da questo dolore, mantello pesante
ruvido conteggiare gli aggettivi e dosarli
scrutando gli astri, trattenuto al cielo
dalla radice dei capelli
l’uomo che non sono mai diventato
si china verso il bimbo che era
e lascia che questi lo sollevi, con braccia di nebbia
con parole senza superbia
verso il mattino d’estate mai vissuto
(per il quale sente nostalgia antica)
e lo consoli e gli riconosca un legame
– tu sei quello che aspettavo –
gli dirà nel tremore del tramonto
tra palazzi in rovina, tra splendidi disastri
– non te ne sei mai andato –
aggiungerà prima di correre verso
l’angolo del cuore più profondo 

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