Tutto scorre

l’uscio di una porta, il sole che taglia l’ombra colata sul selciato di pietra
una gonna rossa, una donna di spalle, la sua camminata a scansare i passanti
la macchinina di metallo tenuta con la mano che sbatte contro lo zoccolo della parete
il gusto sul palato di una spremuta, un mattino a Bangkok mentre il sudore sulla fronte
durante una festa di paese, coppie di anziani che ballano, la band di liscio, la grigliata
la mattina del 25 dicembre 1987 sul divano davanti ai pacchi regalo, neve
l’aereo in mezzo alla turbolenza le luci spente qualcuno che dorme i sobbalzi
un applauso in qualche sala piena di volti, il microfono che gracchia
un tiro a giro, la bocca aperta le mani alzate
le orecchie dritte del cane
il rumore della moneta rotante sul tavolo di casa
la tosse del padre
un semaforo rosso sotto la pioggia di sera in autunno
un racconto letto e ricordato solo in parte
gli occhi assonnati della madre
l’aula di prima media, il ponte oltre la finestra
alcuni colombi appesi ad un filo lungo la fermata del tram
i sassi del fiume bianchi
un paio di jeans stesi sul letto, ancora l’etichetta
le parole “sapessi”, “il tempo”, “corso”, “davvero” in mezzo ad una conversazione
l’inizio del ritornello della canzone liquefy
i piccoli buchi sul parquet fatti dall’osso lasciato cadere dal divano, dal cane innumerevoli volte
una domenica pomeriggio, la televisione la luce gialla prima della pioggia
male ai denti, rannicchiato sulla poltrona le tre del mattino
lo strappo sulle tende, vicino al foro bruciato di sigaretta
l’odore dell’erba nel quartiere
il panettiere del forno notturno che tira fuori la pizza le brioche
la spuma sulle caviglie i riflessi della luna sulle ultime onde la sabbia fredda
l’ago che estrae il sangue il calendario del mese della prevenzione i batuffoli di cotone
lo zainetto invicta con le scritte
mentre porge la mano ad un professore che non sorride
il vino poi la vodka alla frutta nel garage ragazzi inglesi, una di loro si tocca il naso
una mantide dentro le Converse comprate fallate, pagate 15.000 lire
persone a Gardaland su cabine sospese a sei metri d’altezza
un sogno in cui il diavolo stava in cantina e osservava tutto
la fossetta accanto all’occhio di lei, mentre sta ridendo
una certa carta del mercante in fiera
la lana grezza della divisa sul petto nudo, sulle gambe olio di canfora
l’angolo del quartiere, gli scalini, un bacio tra i grilli, passi lontani
il circuito elettrico costruito in terza media, lo scatto dell’interruttore
un bambino che gira intorno al terrazzo su una piccola bicicletta
il poster del film E.T. fuori dal cinema Capitol, le foglie bagnate, un amica di famiglia
il fossile sul palmo della mano all’uscita di una mostra
sul suo letto seduto coi fratelli a far finta di essere un’altra persona

Le luci abbaglianti, l’urlo che non esce, lo schianto.

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