Quattro dimostrazioni logiche dell’esistenza dell’uomo e altrettante confutazioni

Mio figlio è, come tutti i giovani, entusiasta e incosciente. Lui dice di averli visti, dice che lo avrei addirittura mandato io da loro, a vivere come loro, per un po’, come uno di loro addirittura. Il ragazzo ha la fantasia troppo fertile, è proprio un sognatore. Si è addirittura messo a studiare, pur di convincermi. Visto che alla sua presunta testimonianza diretta io non credo minimamente, se ne è stato per un po’ da solo, poi mi si è ripresentato con un foglio tutto fitto di parole, e ha incominciato ad enunciarmi ciò che aveva scoperto. Disse che davanti alla logica, avrei dovuto inchinarmi, e accettare che loro esistono. Le sue argomentazioni erano queste:

1^ Dimostrazione, cosiddetta ontologica: siccome si può pensare che la materia, da me creata, ha una certa dose di “libertà”, ovvero si può combinare in quasi infinite maniere, non si può negare a priori che essa stessa si sia combinata, col tempo e grazie a diversi fattori, casuali e causali remoti, ma non impossibili, in loro come lui li intende. Niente meno che somiglianti a noi, e capaci di pensarci, ma che dico, pensarci, credere addirittura in noi.

2^ Dimostrazione, cosiddetta economica: L’universo che ho creato, per trastullarmi con qualcosa e riempire l’eternità, è divenuto così complesso, che sarebbe “sprecato”, ha detto proprio così, se esso non fosse abitato da esseri intelligenti appunto simili a noi. Un principio evidente secondo lui.

3^ dimostrazione, cosiddetta cosmologica: Seppur inconsciamente (io agire inconsciamente?, ah, i giovani, che audacia intellettuale…), io ho creato un universo fisicamente adatto alle condizioni di vita per loro. Forse non l’ho fatto apposta, acconsente mio figlio, ma tant’è che le cose sono andate a ordinarsi nel modo migliore per loro.

4^ dimostrazione causale: Essendo io il principio e la causa di tutto, non posso non essere che causa di un certo effetto, e siccome loro come effetto sono almeno pensabili, io devo essere la loro causa attiva, non solo la causa pensante, ma addirittura fattuale, io insomma garantirei della loro esistenza: avendoli resi almeno pensabili, creati in una maniera non ancora concreta, volente o nolente, per volontà mia diretta o per indiretta emanazione, loro si sono davvero concretizzati, poiché sarebbe assurdo, secondo mio figlio, credere che ciò che io penso resti una semplice fantasia, inconsistente e vuota e non si concretizzi nell’esistenza. Il mio pensiero, essendo onnipotente, quindi, deve anche averli creati esistenti e non solo pensabili.

Queste sono le argomentazioni che mio figlio, e di questo deve dargli atto, con fatica ha escogitato. A nulla è valso quindi il mio ostinato rifiuto nel credere al suo “sogno” come lo chiamo io, di incarnazione in mezzo a loro. Mio figlio l’ha superato, cercando di trovare qualcosa che non potessi negare, e si è avvalso quindi della logica. Povero figliolo, ha ancora tanto da imparare. La logica non è un’arma infallibile, e se ne renderà conto ben presto. Anzi. E’ misera cosa, se non può essere suffragata dalla vera esperienza. E’ un idealista, mia figlio. Gli passerà. Le sue dimostrazioni, ma non glielo dirò ancora, fanno acqua da tutte le parti e sono facilmente smontabili. Non glielo dirò subito, aspetterò qualche millennio, facendogli credere di stare riflettendo sulle sue inattaccabili certezze. Lo farò contento per un po’, gli lascerò la gioia che viene dalla consapevolezza di aver messo in crisi suo padre. Poi, quando lo vedrò cambiato, e pronto, gli dirò che:

1^ confutazione della dimostrazione cosiddetta ontologica: La materia è vero, ha una certa libertà di movimento, chiamiamola così, ma non può agire come se fosse “intelligente”, essendo io l’unica intelligenza (e mio figlio e lo Spirito Santo, ma un po’ meno di me) presente nell’universo: per creare loro, come lui vorrebbe, ci sarebbe bisogno di una intelligenza, e non da poco, la mia insomma, e non sono tanto vecchio e squinternato da non ricordarmi se li ho creato o meno. La materia da sola, son sicuro, non c’è l’ha mai fatta e mai potrà farcela. Le manca la scintilla divina, che io non le ho concesso.

2^ confutazione della dimostrazione cosiddetta economica: Questa è la più facilmente confutabile. Non ho creato l’universo per un principio di utilità, quindi non ho fatto le cose perché avessero la potenzialità di occupare un posto assegnato. Non ho inteso la creazione del tutto come collocazione ordinata e armonica, nel quale nessun spreco sia possibile. Ho creato lo spreco, appunto, essendo io pienezza e massima totalità. Lo spreco per eccesso di energia.

3^confutazione della dimostrazione cosiddetta cosmologica: Molto simile alla precedente, questa dimostrazione si confuta quasi da sola: anche qui, non ho creato l’universo per far sì che esso assumesse tutte le forme possibili. Ho creato l’universo con una minuscola, infinitesimale scoria della mia pienezza: io sono tutte le possibilità possibili, io le contengo, non l’universo. L’universo è limitatissimo, e di certo, non può assumere la forma atta alla vita per loro. Avrei dovuto intervenire molto più attivamente e scegliere una disposizione concreta del tutto creato secondo una regola ben precisa, per dare la possibilità a loro di venire alla luce. Ma io, ripeto, ho utilizzato una piccolissima particella di me stesso, per fare l’universo. Non mi sono mica impegnato più di tanto.

4^ confutazione della dimostrazione cosiddetta causale: Questa dimostrazione è molto sottile, a prima vista. Ma guardandola meglio, addentrandosi in essa, si scopre la sua pecca principale. Il mio pensiero è in effetti onnipotente, su questo devo dare ragione a mio figlio. E sono la causa di tutto ciò che è, in quanto è. E’ vero, io ho pensato, rendendo quindi pensabili, loro. Ma non ho reso loro concreti a partire dal pensiero. L’avessi fatto, non avrei avuto bisogno prima di pensarli, li avrei creati e basta, ma, come ho già detto, non ho disposto me stesso nelle condizioni operative migliori affinché a partire dalla creazione dell’universo si giungesse davvero a loro. E peggio ancora, avessi reso loro solo pensabili, e poi, grazie al pensiero stesso, essi si fossero, come dire, adeguati materialmente al pensiero, il pensiero si fosse combinato, incontrandosi con la materia presente nell’universo, per rispondere alla logica della mia attività mentale, ciò vorrebbe dire che io non ho il controllo del mio pensiero: ma essendo il mio pensiero onnipotente ciò è impossibile. Un pensiero onnipotente, implica un pensatore onnipotente, ma un pensatore a cui sfugge un suo pensiero, fino a diventare una cosa concreta indipendente, non è un pensatore onnipotente. Mio figlio, quindi, per dimostrare loro sarebbe costretto a confutare me: non si è reso conto dell’assurdità a cui è costretto a giungere, se porta fino in fondo la sua dimostrazione. Per questo dicevo che la logica è cosa subdola, si finge arma e diventa suicidio.
Quindi, alla fine di tutto, posso dire con sicurezza che loro non esistono, perché se lo facessero, allora significherebbe che io stesso non esisto. E’ ciò, carissimi, dal momento che vi sto parlando, e sono davanti a voi, davanti alla vostra esperienza, vi rendete conto che è non solo è impossibile ed assurdo, ma è anche ozioso pensarlo.

dio-padre

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