Prima che il libro esca

I giorni che precedono l’uscita di un libro sono i più intensi.
E’ come il Natale. Se credi di aver fatto dei bei regali, ti culla l’idea della sorpresa per i parenti, gli amici, il tuo amore. Ipotizzi lo stupore, la felicità, quell’attimo in cui, dopo aver scartato il pacco regalo, vedi i loro occhi riconoscere l’oggetto. E, di conseguenza, ti eccita il pensiero del tuo regalo, quello che riceverai, e ti sorprenderà.
Un libro è così. C’è solo molto, molto più timore. Piacerà? Lo leggeranno volentieri o ti diranno tutti che è bello semplicemente perché tu sei loro figlio/nipote/fratello/amico/fidanzato?
Il timore aumenta quando, in qualche modo, nel libro che dovrà uscire tu hai parlato delle persone che conosci: sei stato ben attento a camuffare nomi volti luoghi azioni. Ma sai che qualcuno (si) riconoscerà comunque (in) ciò che hai scritto. Che effetto farà leggersi?
Qualcuno ha detto:

Quando in una famiglia nasce uno scrittore, quella famiglia è rovinata

Forse non è sempre così, ma ci si va vicino.
Festival, il libro che uscirà a breve, ha dentro la mia famiglia (un po’ almeno), ma soprattutto tanti miei amici.
A loro, come faccio di solito, non ho fatto leggere prima il libro. Forse avrei dovuto, ma mi sarei perso, e avrei fatto perdere loro, lo stesso piacere che si prova a Natale. Incrocio le dita quindi, e spero che ciò che troveranno dentro al pacco, sia il regalo giusto.
Mal che vada, possono sempre riciclarlo. E, in questo caso, denunciarmi.

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